Sempre più segnalazioni, ma ancora troppe aziende private e PA prive di un canale interno adeguato. È la fotografia, in chiaroscuro, che emerge dai dati sull'attività dell'Autorità Nazionale Anticorruzione condivisi nel corso del Forum Whistleblowing, tenutosi a Roma lo scorso 9 giugno 2026. Nell'occasione, rappresentanti delle istituzioni e degli organismi di settore hanno fatto il punto sullo stato di attuazione del D.lgs 24/2023, che ha recepito la Direttiva UE 2019/1937 sulla protezione dei segnalanti. A illustrare i numeri dell'ANAC sono stati, tra gli altri, il Presidente di AIGI Giorgio Martellino e il Consigliere ANAC Paolo Giacomazzo.
Il dato più significativo riguarda la crescita del numero di segnalazioni. Nel 2025 l'ANAC ne ha ricevute 1.931, con un incremento del 43% rispetto alle circa 1.350 del 2024. Un segnale che conferma come lo strumento sia ormai entrato stabilmente nelle prassi di imprese private e PA.
Particolarmente indicativo il dato sui canali utilizzati: delle 1.931 segnalazioni, ben 1.820 sono pervenute tramite piattaforma informatica e soltanto 111 tramite protocollo. La quasi totalità delle segnalazioni transita quindi attraverso un canale digitale, coerentemente con quanto richiesto dalla normativa e ribadito dalle Linee guida ANAC, che considerano non conformi i canali tradizionali come la posta elettronica ordinaria.
Sul piano della distribuzione, le segnalazioni del 2025 si sono ripartite tra circa 1.500 fascicoli nel settore pubblico e 414 nel settore privato. A questi si aggiungono alcuni dati che fotografano la natura delle segnalazioni:
- 562 segnalazioni contenevano presunte misure ritorsive nei confronti del segnalante
- circa il 45-50% del totale è risultato anonimo
- 460 segnalazioni sono state archiviate immediatamente per improcedibilità, spesso a causa del mancato utilizzo preventivo dei canali interni.
Proprio quest'ultimo dato evidenzia una delle criticità ancora aperte nel percorso di adeguamento delle organizzazioni. In molti casi, infatti, le segnalazioni vengono presentate direttamente all'Autorità senza che il segnalante abbia prima utilizzato il canale interno dell'ente, quando questo è addirittura assente o inadeguato.
Il fenomeno trova conferma nei dati relativi ai primi cinque mesi del 2026, durante i quali sono stati aperti 1.087 fascicoli, di cui 875 nel settore pubblico e 212 nel settore privato. Tra questi:
- 328 sono risultati improcedibili
- 126 sono stati trasmessi ad autorità giudiziarie e contabili
- almeno 46 segnalazioni denunciavano esplicitamente l'assenza o la carenza del canale interno all'interno dell'ente
Mario Brocca, DPO Zucchetti, nella sua relazione ha lanciato una provocazione. «Se doveste fare una segnalazione di whistleblowing oggi, la fareste in modo sereno? Cosa vi bloccherebbe?» Una domanda che porta dritta al cuore del problema — la fiducia — e a cui lo stesso Brocca risponde: «Se gli utenti non hanno fiducia nel sistema attraverso cui inviano le segnalazioni, diventa difficile che le effettuino».
I dati presentati al Forum restituiscono l'immagine di uno strumento ormai consolidato ma che presenta ancora ampi margini di miglioramento, soprattutto sul fronte della corretta implementazione dei canali interni. Non è un caso che una quota rilevante delle segnalazioni venga dichiarata improcedibile o inammissibile proprio per la mancanza o l'inadeguatezza di tali canali. Per le imprese private e le PA, soggette agli obblighi del Decreto, l'adeguamento non si esaurisce quindi nell'adozione formale di un canale, ma richiede procedure conformi, gestione strutturata delle segnalazioni e adeguata formazione del personale.
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